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A tavola con... Arturo Brachetti
Il cibo sano mantiene giovani

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Lara Morandotti

Magia e trasformismo affascinano e attraggono da sempre. Ed è molto interessante scoprire che il successo di quest’arte è da imputare anche alla corretta alimentazione dell’artista. È ciò che ci ha raccontato il numero uno del trasformismo al mondo, il torinese Arturo Brachetti, che davanti a noi ha gettato le sue innumerevoli maschere, rivelandoci l’attenzione che pone nella cura della salute e del suo aspetto: a quasi 60 anni ne dimostra almeno venti di meno. Incontrandolo nei camerini prima di un suo spettacolo, gli abbiamo chiesto di svelarci quale sia la sua pozione dell’eterna giovinezza.

Arturo, hai un ritratto in cantina che invecchia al tuo posto?

In effetti molti mi paragonano a Dorian Gray. In realtà, per mantenere questo aspetto il segreto è da ricercare nel mix tra corretta alimentazione, ginnastica e voglia di divertirsi. Mi sono consultato con diversi nutrizionisti e il mio primo produttore diceva che ero un asceta nel seguire i sani e rigorosi regimi alimentari che mi prescrivevano.

Ti costa fatica seguire queste regole alimentari?

Lo faccio con piacere perché mi ha sempre dato dei risultati appaganti. Solo così, in abbinamento a costanti e semplici esercizi di fitness che svolgo a casa, mi sento ogni giorno molto bene e riesco ad affrontare al meglio i miei spettacoli che richiedono un grande impegno fisico e mentale.

Quali sono le tue linee-guida a tavola?

Da un anno non mangio carne e consumo ogni giorno pasta integrale, sperimentando cereali alternativi come farro e kamut, che condisco con salse molto semplici. Mi alimento prevalentemente di vegetali, come legumi e verdura e mangio frutta lontano dai pasti. Mi sono perfino comprato un estrattore per creare succhi di frutta genuini e naturali.

Cosa non manca nel tuo camerino?

In questo momento, ad esempio, ho del muesli, frutta secca e latte di avena, tutti con il marchio “bio”. Preferisco, infatti, acquistare prodotti naturali e, quando 80 possibile, a km zero. Inoltre, leggo sempre attentamente le etichette con le informazioni nutrizionali di ciò che compro.

Quali ingredienti cerchi di evitare?

Il nemico numero uno è lo zucchero. Mi piace molto seguire documentari sul cibo e di recente ho scoperto che nel 1930 si consumavano 5 chili di zucchero all’anno per persona e oggi sono diventati 5. In certi alimenti insospettabili, gli zuccheri sono inseriti soltanto per creare dipendenza, io sto cercando di diminuirne il consumo quanto più possibile.

Non fai mai strappi alla regola?

Ogni tanto mi concedo il lusso di mangiare qualche biscotto, ma sto sempre attento che all’interno non sia contenuto olio di palma o di colza, sia per una questione salutistica che di rispetto per l’ambiente.

Quando sei in tour riesci a mantenere inalterato il tuo regime alimentare?

In viaggio, anche per la mancanza di tempo a disposizione, faccio spesso una certa fatica a trovare cibo sano, così opto per semplici insalate di verdura fresca. Sono felice di aver constatato che il Paese in cui si mangia a un livello qualitativo più alto della media, sia per le materie prime che per l’offerta biologica, è l’Italia.

A casa, quali sono le tue abitudini alimentari?

Innanzitutto pratico il digiuno una volta a settimana, un vero toccasana per il corpo. Vado personalmente a fare la spesa, principalmente in due grandi supermercati bio di Torino, e mi piace provare nuovi ristoranti con cucine alternative. Nella mia città, tra l’altro molto attenta al rapporto delle persone con il cibo, hanno aperto locali bio vegan che propongono piatti sopraffini, come ad esempio il seitan con salsa di soia.

Qual è la ricetta che cucini più volentieri?

Le verdure al forno come peperoni, zucchine e cipolle, ai quali aggiungo sempre un po’ d’aglio. Inoltre, mi piacciono molto i carciofi fritti. Del resto, se cucinati in modo corretto e con l’olio giusto come quello di arachidi, una volta ogni tanto i fritti non sono nocivi.

Quando hai capito che avresti fatto il mago illusionista?

A 11 anni, quando ero in seminario, incontrai un prete che si dilettava con i giochi di prestigio. Ero molto magro e capii ben presto come tale caratteristica, che consideravo un grande difetto, avrebbe potuto costituire invece un punto di forza. Così, a 15 anni, mi esibii nel mio primo spettacolo di cambio rapido di costumi e a 20 anni, in un teatro di Parigi, iniziò la mia carriera.

Come avviene la trasformazione sul palcoscenico?

La realtà immaginata è quella che ci rende più felici, così in scena sono il sogno di me stesso, diventando un giovane artista che non invecchia mai. E tale successo passa anche attraverso la sana alimentazione e, in generale, uno stile di vita che rispetti il corpo e le sue esigenze.


  • Cucina Naturale n.1 1/2017
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