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A tavola con... Massimo Cacciari
Parlar di cibo tra sacro e profano

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Cornelia Pelletta

È uno dei più profondi e nello stesso tempo ironici e disincantati filosofi contemporanei del nostro Paese, molto conosciuto al grande pubblico anche perché si è prestato ad amministrare Venezia per un totale di tredici anni. Si è offerto di parlare con noi di cibo, affrontandone gli aspetti più alti e spirituali ma anche quelli legati alla realtà di tutti i giorni.

Il cibo è molto importante nelle religioni, perché?

In tutte le religioni l'atto del mangiare si svolge con precise ritualità e non è finalizzato solo a soddisfare la sete e la fame. Innanzitutto perché crea un legame tra le persone che condividono il cibo e poi perché, prima di essere consumato, viene scelto e disposto sulla tavola secondo precisi criteri e in un certo ordine, proprio come su di un altare. Oggi abbiamo perso questo simbolismo: basti pensare ai nostri pranzi in mensa o in piedi addentando un panino, mentre nelle civiltà tradizionali anche i pasti più frugali e modesti avevano una valenza sacra e rituale.
E non dimentichiamo la dimensione di sacrificio alla divinità che assumeva la macellazione degli animali. Nella civiltà Greca, ad esempio, nessuna figura era più vicina a quella del sacerdote del macellaio, tanto che il mattatoio si trovava nell'area sacra del tempio. Anche se ci sono differenze riguardo agli alimenti consentiti e vietati o alle varie ritualità, in tutte le culture tradizionali il cibo ha un valore simbolico.

Ma quando e perché si è perso questo aspetto rituale?

Si è perso come si sono perse tutte le dimensioni sacrali delle azioni della nostra vita, per un processo di secolarizzazione, cioè una progressiva autonomia della vita culturale e delle istituzioni politiche dall'influenza della religione e dalla Chiesa. Questo processo è partito dall'Europa e poi ha investito tutto il mondo.

Che cosa la colpisce particolarmente del modo in cui l'uomo si rapporta al cibo?

A parte questo abisso che si è aperto tra l'uomo delle civiltà tradizionali e noi, mi colpisce molto tutta la straordinaria elaborazione del pensiero che riguarda l'astinenza dal consumare cibo animale e quindi la scelta vegetariana: si parte dalle correnti orfiche pitagoriche e dal pitagorismo, che l'afferma in modo esplicito, fino ad arrivare alla filosofia tardo antica, che culmina col De Abstinentia di Porfirio, allievo di Plotino. Questa corrente, che esclude in modo categorico il consumo di carne, assume toni estremamente polemici e rivoluzionari rispetto alla religiosità tradizionale popolare, in cui il consumo della carne e il sacrificio animale erano fondamentali.

Il vegetarianesimo delle origini si basa su motivazioni anche igieniche?

Certamente c'era anche una dimensione medica, che d'altra parte nelle società antiche è intimamente connessa con quella filosofico religiosa. Ma, in particolare nel pitagorismo, è fortissimo l'elemento religioso, perché il divieto di mangiare animali derivava dalla teoria della metempsicosi, cioè dal fatto che essi erano considerati la reincarnazione di un essere umano.

Trova delle assonanze tra la scelta vegetariana pitagorica e quella attuale?

Pur ritenendo nobile ed etica la scelta attuale di non voler uccidere per cibarsi, non credo che il vegetariano moderno, almeno per i più, abbia motivazioni religiose.

"Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo..." perché la liturgia cattolica fa ricorso a frasi così crude?

È ovviamente una simbologia, ma ricchissima di significato, perché nel condividere un pasto c'era questo elemento di partecipazione integrale tra i membri del convito, tra cui si instaurava un legame pieno e sacrale. Qui, questa partecipazione viene portata alle estreme conseguenze, perché uno dei membri assimila a sé integralmente gli altri e da loro vuole essere assimilato.

Gli ebrei avevano regole rigidissime riguardo alle persone con cui potevano mangiare, mentre Gesù mangia con tutti...

Certo, egli fa una rivoluzione nei confronti di tutte le religioni: Gesù è completamente estraneo a tutte le norme e lo ribadisce mangiando con prostitute, usurai e chiunque lo inviti, e non solo con gli amici, tanto che l'ultima cena si svolge a casa di un estraneo. E mangia qualsiasi cosa, precisando ai suoi discepoli che possono fare altrettanto. Cristo è figlio del Padre che sta nei cieli e nessuna legge può valere per lui!

Spreco: pensando alla sua esperienza di sindaco, cosa si potrebbe fare?

Lo spreco è un effetto di questo sistema economico industriale e purtroppo si riesce a fare bene poco. O si modifica il sistema e soprattutto la mentalità e la cultura della gente che compra e mangia quantità di cibo inimmaginabili, o il problema spreco non si risolverà, perché le prediche e le decisioni prese dall'alto non servono a nulla. Quand'ero bambino la spazzatura quasi non esisteva e non succedeva nemmeno che qualcosa venisse avanzato nel piatto.

Disparità della disponibilità di cibo nel mondo: che ne pensa?

La lotta alla fame era anche il tema dell'Expo, che è invece diventata una rassegna gastronomica: si era partiti da un'idea anche bella che poi è fallita e questo è molto significativo della difficoltà di risolvere la questione. È ridicolo pensare che la ridistribuzione di cibo e ricchezze in modo equo e la lotta alla miseria possano partire dai Paesi sviluppati che ne sono la causa. E non dimentichiamo che solo fino a sei, sette secoli fa non c'era questa disparità, ad esempio tra il mondo medio orientale e noi. Anzi, semmai, durante il Medioevo erano molto più avanzate le società dell'altra sponda del Mediterraneo rispetto alle nostre. Poi noi abbiamo avuto la scienza, la tecnica, il capitalismo che hanno instaurato una forma di dominio occidentale sul pianeta, con le conseguenze che vediamo oggi. E se è vero che siamo tutti sulla stessa barca, alcuni muoiono nelle stive e altri stanno in alto e si salvano!

E il filosofo Cacciari com'è a tavola?

Mi piace cenare con gli amici e mangio di tutto, tranne la carne che non amo: credo di avere un basso impatto ambientale!

La cosa più buona che ha mangiato ultimamente?

Ho mangiato una pizza di scarola a casa di amici di Napoli, davvero fantastica!

 

Foto di: Segantin e Zambon

 

 

 

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